GUERRA TRA I PIANETI

 

James Arness e Peter Graves: I fratelli segreti che hanno plasmato la TV (e combattuto gli alieni)

Se osservate con attenzione i lineamenti decisi del Marshall Matt Dillon, l’incorruttibile pilastro della legge in Gunsmoke, e li confrontate con quelli di Jim Phelps, l’imperturbabile stratega della Impossible Missions Force in Mission: Impossible, noterete una somiglianza che trascende la semplice coincidenza genetica. Entrambi alti quasi due metri, dotati di mascelle scolpite nel granito e di una presenza scenica che definiva la mascolinità americana del dopoguerra, James Arness e Peter Graves sono stati per decenni i volti rassicuranti — eppure autoritari — della televisione mondiale. Tuttavia, per gran parte del pubblico dell’epoca, il fatto che i due fossero fratelli rimase un segreto ben custodito. Perché due icone di tale portata, nate sotto lo stesso tetto a Minneapolis, hanno costruito carriere così divergenti con cognomi diversi? La risposta risiede in una miscela di orgoglio professionale, strategie di marketing d'altri tempi e una visione diametralmente opposta del mestiere dell'attore.

Il mistero dei cognomi e il legame "Duesler"

Le radici di questa dinastia televisiva affondano nel Minnesota, figli di Rolf e Ruth Aurness. Pochi sanno che entrambi condividevano lo stesso secondo nome: James Duesler Arness e Peter Duesler Aurness. Fu James, il maggiore, a tracciare il solco. Dopo il debutto nel 1947 in The Farmer's Daughter (accreditato ancora come Aurness), decise di snellire il cognome eliminando la "u", dando vita al marchio James Arness.

Quando Peter arrivò a Hollywood qualche anno dopo, James era già una stella nascente. Con una scelta di rara indipendenza per l'epoca, Peter decise di adottare il cognome materno, "Graves", per non apparire come un semplice riflesso del successo del fratello. È un dettaglio che oggi farebbe inorridire i responsabili marketing: immaginate i fratelli Wahlberg o i Quaid che cercano attivamente di nascondere la parentela. All'epoca, però, la "macchina pubblicitaria" di Hollywood preferiva icone solitarie e inconfondibili. Questo creò una curiosa dicotomia: uniti e solidali lontano dai riflettori, ma estranei nelle cronache mondane, una riservatezza che oggi definiremmo aristocratica.

Accademia contro Istinto: Due masculinità a confronto

Nonostante lo stesso sangue, i due fratelli incarnavano due tipi umani opposti. James era l'uomo dell'istinto e della terra. Veterano dell'esercito statunitense durante la Seconda Guerra Mondiale (combatté ad Anzio, dove rimase ferito), Arness approdò alla recitazione quasi per caso. Al college "flancava" quasi tutto tranne gli annunci radiofonici e arrivò a Hollywood con l'ambizione minima di fare la comparsa per guadagnare qualche dollaro facile sfruttando la sua stazza. La sua carriera fu un monumento alla stabilità: vent'anni consecutivi nei panni di Matt Dillon, un record di fedeltà al ruolo che lo ha reso l'essenza stessa del Western.

Peter Graves era invece l'attore di formazione classica, il professionista che utilizzò il G.I. Bill — dopo il servizio nella U.S. Air Force — per laurearsi in Arte Drammatica. Laddove James era ruvido e imponente, Peter era "argento" e "cool", un uomo dal fascino ambiguo e metropolitano. Non a caso, Billy Wilder lo scelse per interpretare la talpa tedesca in Stalag 17, un ruolo che sfruttava perfettamente la sua capacità di apparire "tutto d'un pezzo" eppure inquietante. Peter non cercava la stabilità, ma la varietà, navigando tra spionaggio, thriller e commedia. Come dichiarò nel 1972:

"Non ho mai invidiato il successo di Jim in Gunsmoke. Pensavo che fosse in un ottimo posto, e io ne stavo solo cercando uno tutto mio."

L'estetica del low-budget: Tra mostri zucchina e guanti da forno

Prima di diventare il volto globale di Mission: Impossible, Peter Graves cementò la sua fama di icona pop attraverso una parentesi bizzarra e meravigliosa nel cinema di fantascienza di serie B. Molto del merito (o della colpa) va a W. Lee Wilder, fratello minore del celebre Billy. Sotto la sua ala, Peter divenne il protagonista di cult assoluti come Killers from Space (Guerra tra i pianeti, 1954).

Come critico, è impossibile non amare il genio artigianale — e involontariamente comico — di quelle produzioni. In Killers from Space, Peter combatte alieni che indossano letteralmente felpe con cappuccio e guanti da forno, con occhi sbarrati che sembrano uova sode inespressive. Graves affrontò con una professionalità ferrea anche le sceneggiature più assurde, come quella di It Conquered the World, dove si trovò faccia a faccia con un alieno a forma di zucchina gigante. Questa gavetta nel "trash d'essai" non fu tempo perso: gli conferì quella capacità di mantenere una faccia di bronzo che sarebbe diventata la sua arma segreta sia nei momenti di tensione internazionale di Jim Phelps, sia nelle parodie degli anni successivi.

Insieme ma separati: Il grande rifiuto

Un fatto curioso unisce i due set: Peter Graves si sedette effettivamente sulla sedia del regista per un episodio di Gunsmoke, ma non apparve mai davanti alla cinepresa insieme al fratello. La ragione non era la rivalità, ma la qualità. Peter rivelò che i copioni proposti per un crossover erano spesso pigri cliché: gli veniva chiesto di interpretare il "fratello inutile" o il criminale di turno che Matt Dillon doveva redimere o arrestare. Entrambi rifiutarono con dignità, preferendo preservare l'integrità dei propri universi narrativi.

Questa lealtà alla propria immagine si manifestò anche decenni dopo. Nel 1996, Peter Graves rifiutò sdegnosamente di riprendere il ruolo di Jim Phelps nel film Mission: Impossible con Tom Cruise. Il motivo? Gli sceneggiatori avevano deciso di trasformare l'eroico Phelps in un traditore e un villain. Per Graves, quel tradimento della memoria televisiva era inaccettabile: un uomo d'altri tempi che non avrebbe mai svenduto il proprio alter ego per un assegno hollywoodiano.

Un'eredità che non finisce mai

Il cammino dei fratelli Arness e Graves si è concluso quasi simultaneamente (James nel 2011, Peter nel 2010), lasciando un vuoto incolmabile. Se James resta il volto definitivo della Frontiera, Peter è diventato la "voce della storia" per una nuova generazione, grazie ai dodici anni passati come carismatico conduttore di Biography su A&E, dove la sua chioma argentea e il tono autorevole lo hanno trasformato in un narratore epico della cultura americana.

E poi, naturalmente, c'è il colpo di coda geniale: la parodia di se stesso in Airplane! (L'aereo più pazzo del mondo). Vedere l'imperturbabile capitano Clarence Oveur prestarsi a un umorismo demenziale è il testamento finale della sua intelligenza artistica.

Due fratelli, due percorsi, due leggende partite dalla stessa casa di Minneapolis. Se dovessimo sognare un crossover impossibile, oggi lo scriveremmo così: un noir fantascientifico in cui Jim Phelps deve viaggiare indietro nel tempo per reclutare un Marshall del vecchio West, l'unico uomo con la stazza morale necessaria per fermare un'invasione di alieni con i guanti da forno.

E voi, in quale scenario avreste voluto vedere Matt Dillon e Jim Phelps combattere fianco a fianco?

FILM

I DUE FRATELLI 

I FRATELLI WILDER

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